The War isn’t Love

Dolore, coraggio, sofferenza, tenacia, inevitabili differenze culturali questi alcuni degli ingredienti essenziali della produzione artistica di Emily Miller, di origine ucraina formatasi all’arte del mosaico nel laboratorio del Gruppo Mosaicisti Ravenna. Nel clima degli ultimi secoli, in cui parte della società sembra divenuta indifferente alla fede, Miller ci ricorda che l’arte religiosa non ha mai interrotto il suo cammino, neanche in un tragico periodo, come quello presente, di cui lei si fa portavoce. Il lungo lavoro a cui l’artista Miller si è sottoposta, la responsabilità morale che ha deciso di affrontare consapevole di dover operare senza lasciarsi dominare dalla forza della sofferenza e dalla smania di vendetta ha mosso l’etica, anzi la «spiritualità» del suo operato artistico, e a suo modo contribuisce alla vita e alla rinascita di un popolo, quello ucraino, i cui richiami si fanno presenti e costanti in ogni sua opera. Dentro le sue raffigurazioni, volti, espressioni, non c’è solo la sensibilità dell’artista, ma l’animo di un popolo. La storia qui narrata visivamente non è soltanto storia di opere ma anche di uomini. Nei giochi cromatici delle luci e delle ombre, nei visi, negli ornamenti tipici ucraini intervengono certo considerazioni di tecnica strutturale musiva ma l’attenzione in ogni singola opera è centrata sul mistero dell’Incarnazione e dunque sulla valorizzazione dell’uomo e della donna da parte di Dio. Da qui la scelta dei volti più rappresentativi del panorama iconografico ortodosso, la Vergine, Saint Nikolai, Santa Olga e i richiami evangelici agli eventi più cruenti. Tutto questo senza privare il messaggio della sua forza trascendente e del suo alone di mistero. E’ noto come anche Cristo stesso si sia servito delle immagini nella sua predicazione, in piena coerenza con la scelta di diventare egli stesso, nell’Incarnazione, icona del Dio invisibile. Uno degli aspetti più affascinanti di queste opere è l’uso di un particolare materiale riciclato. Le casse di munizioni, con la loro storia intrinseca, forniscono un contesto unico per le opere d’arte di Miller.  Ogni pezzo racconta una storia di rinascita, una trasformazione dalle armi alla preghiera. Le casse di munizioni, utilizzate durante l’attuale conflitto bellico, diventano oggi un supporto inaspettato per la creazione di opere d’arte musiva che celebrano la spiritualità e la rinascita. Ecco una sorta di galleria di emozioni generate dalla gravità che travolge il popolo ucraino, privato con violenza delle sue tradizioni, credenze religiose, abitudini, THE WAR ISN’T LOVE si presenta nel suo insieme una mostra ex-voto per un futuro libero dal sangue innocente.

Credits testo:  Anna Caterino Gruppo Mosaicisti Ravenna
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