MARCO SANTI

Vibrazioni musive

Nato a Ravenna nel 1963, si diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Ravenna con indirizzo Scultura.
Il suo nome è legato allo storico Gruppo Mosaicisti di Ravenna, suo spazio d’origine che già all’età di diciotto anni lo inizia al mosaico e del quale dal 2008 diviene unico direttore progettuale ed esecutivo. Accanto alla costante concentrazione nel conservare e accrescere questa grande eredità ricevuta anche la sua personale ricerca di nuovi modi espressivi non si è mai fermata portandolo su un percorso autonomo e esclusivo.

Nelle sue opere giovanili viene esaltato il processo di pensiero e di reazione creativa ambientati in una sua personale realtà che metteva in discussione qualsiasi sistema rigido del fare mosaico. Il cambio di segno rispetto ai suoi maestri si esprimeva nell’attitudine a progettare e pensare l’opera d’arte musiva non più come un fatto chiuso e definito ma come “cosa” aperta e cangiante, vivente e mutante, quasi un essere che continua a crescere e a modificarsi nel tempo e nello spazio. Una modalità di pensare l’arte che privilegiava l’evento sulla forma, per cui la trama musiva presentava all’interno un “accadimento”.

Questa sua ricerca dell’attimo continua negli anni maturando anche in un ecclettico paradigma estetico e sensoriale. L’uso di materiali di origine naturale e vegetale si fa strada nel su studio portandolo alla realizzazione di un ciclo di opere, dal carattere mistico, che accompagnano lo spettatore a un ricongiungimento immediato con la Terra e i suoi cicli vitali. In queste opere miscellanee di carbone, smalti e marmi lo spettatore non è messo di fronte a un’affermazione definitiva dell’opera ma dinnanzi al suo divenire ed è invitato a partecipare a mettersi in relazione con il tessellato che si muove e si modifica in ogni sua angolazione.

Ma sono le opere della sua maturità artistica a racchiudere il segno dello scorrere del tempo, delle esperienze, degli studi e di una equilibrata saggezza che nell’arte musiva trova la sua ideale metafora. Il tentativo di mettere insieme vita e morte, natura e industria, astrazione e figurazione attraverso un linguaggio in continuo divenire ci mostra la sua completa disponibilità a darsi e a concedersi all’arte sino a giungere alla sua sublimazione.  Così come per Boetti, nella cui arte rivoluzione e restaurazione, tensione verso il futuro e ritorno al passato possono procedere insieme, anche per l’artista Santi il linguaggio musivo contemporaneo diventa una costante ricaduta nel vortice dell’arte antica bizantina compiendo però un’operazione di ampliamento che a partire dalla conoscenza storica e della sua identità la connette ad oggi. Intensi e sensuali vibrati cromatici fatti di oro e tessere aguzze emergono sinuosamente da fondi di un nero imperturbabile, elevandosi al raggiungimento di una dimensione quasi divina.

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